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I
FALCONIERI
La figura del falconiere vanta origini
antichissime, sicuramente il falco trova già negli Egizi una simbologia
sempre presente tanto da essere incarnata dal Dio Horus, via via fino
alle crociate in cui pare addirittura che i falconieri europei trovassero
mediante il linguaggio della Falconeria un punto di incontro con i popoli
arabi, in quegli ambiti peraltro molto più sviluppata e progredita.
La premessa di fondo è che il Falconiere comunque è una
persona che oltre appartenere ad una certa fascia sociale, pratica questa
disciplina con una fusione completa con la natura vivendo di quanto caccia,
e seppur appartiene alle classi abbienti amante di gusti forti e di cibi
semplici, in cui i profumi delle spezie fornite dalla natura vengono esaltati
nella propria alimentazione, sempre accompagnata da gagliardi sorsi di
Sagrantino o Rosso di Montefalco.
Seppur nobile è avvolto da una corazza dura ed invincibile che
lo rende un tutt'uno con il suo falco che egli conduce con grande orgoglio.
In Italia la falconeria è particolarmente legata alla figura dell'imperatore
Federico II di Svezia, nipote del Barbarossa , trova un largo seguito
è un motivo di forte orgoglio in Umbria, tanto da divenire emblema
araldico per coloro che erano falconieri, che riportarono l'effige dell'amato
animale anche nel loro casato.
Durante il Rinascimento, la falconeria era diventata tanto importante
in Europa da costituire una delle materie di studio per la formazione
di regnanti e della nobiltà.
I falchi stessi divennero un segno di distinzione talmente qualificanti
da essere riservati a seconda della specie persone di rango adeguato:
in Inghilterra, per possedere un falco bisognava essere Re,
per possedere un Falco Pellegrino bisognava essere almeno Conte, per un
falco sacro essere Cavaliere e per un Falco Lanario Signore.
Donne, giovani, preti e servi non potevano andare, rispettivamente, oltre
lo smeriglio, il lodolaio, lo sparviero e il gheppio.
E' la leggenda del Falconiere che
attraversa i boschi dell'Umbria ancora esiste, sorge con l'alba e muore
al tramonto.
LE CORTIGIANE
C'era da dire che nel Ducato Estense,
riconosciuto come difensore della Santa Chiesa, la parola cortigiana assumeva
semplicemente il significato di dama di cortesia a corte ma ben sappiamo
che altro incarico il più delle volte ricoprivano, ed è
per questo che Ferrara non può contare su centesimi o indiscrezioni.
Però dalla vicina Venezia, fiorentissima e potente Repubblica marinara
lo status laico della stessa ci ha consentito notevoli curiosità
ed informazioni.
Nella prima metà del '300, le cortigiane venivano obbligate ad
abitare in un quartiere vicino al castello.
Alla sera, dopo la terza campana, dovevano rientrare a casa pena una multa
e 10 frustate, come pure 15 frustate era la pena per avvicinare uomini
nel periodo di Natale, della Pasqua e altri giorni sacri.
Non potevano frequentare le osterie e potevano girare solo di sabato.
In ogni casa c'era la "matrona", la direttrice che teneva la
contabilità e pagava le tasse.
Pare infatti che nel 1509 a Venezia ne furono censite 11.164, con un gran
passaggio di "foresti", ed è per questo che il fenomeno
delle "cortigiane" era ben tollerato se non addirittura incentivato.
Oltre al commercio delle spezie orientali, del sale e delle stoffe, un
capitolo molto importante dell'economia veneziana era costituito da ciò
che chiameremo turismo.
Per creare un alibi o una giustificazione a questo fenomeno turistico
la Serenissima si era accaparrata un gran numero di reliquie religiose.
Ma siccome gli uomini d'affari e i pellegrini non vivevano di puro spirito,
la prostituzione fioriva.
Lo stesso fenomeno venne importato anche dal Ducato Estense, ma di cortigiane
compiacenti non se ne occuparono mai le cronache cittadine.
Ritornando alle nostre cortigiane ce n'erano di due categorie: quelle
di basso rango che vivevano in case malsane e che erano frequentate dal
popolino e quelle d'alto rango.
Queste cortigiane erano invidiate soprattutto dalle nobildonne, schiave
di mille regole, per la libertà che esse godevano e per le importanti
amicizie che potevano assicurarsi.
I loro abiti elegantissimi, famose le loro chiome biondo-rossastro, il
famoso rosso Tiziano, spesso si dimenticavano di mettersi i fazzoletti
da collo gialli imposti dal Consiglio dei Dieci, perché fra i loro
frequentatori non mancavano alti magistrati.
I loro desinari erano sfiziosi e ricercati saporiti e speziati, con paste
elaborate con latte e loro derivanti (ricotta e formaggi freschi a paste
filate), il sapore della zucca è molto presente, come quella innovativa
delle patate appena scoperte nel nuovo continente, quale contorno allora
esotico alle belle corroboranti salamine.
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